La Conferenza di Helsinki e le conseguenze sull'Europa centro-orientale - Gaetano Vacca - Libros -  - 9798423007324 - 24 de febrero de 2022
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La Conferenza di Helsinki e le conseguenze sull'Europa centro-orientale

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La seconda guerra mondiale si era conclusa senza che un trattato internazionale riconoscesse le frontiere appena delineate in Europa dall'occupazione territoriale delle forze armate. Tale occupazione aveva determinato un nuovo ordine mondiale basato sulla bipolarizzazione Stati Uniti-Unione Sovietica e sulla divisione in zone di influenza politiche, economiche e militari gia prima che la vera e propria "guerra fredda" fosse ufficialmente iniziata.

La situazione dell'Europa alla fine della Seconda guerra mondiale era completamente diversa da quello che si sarebbe potuto immaginare negli anni precedenti allo scoppio del conflitto. L'Europa stava perdendo, per la prima volta nella storia, sia la sua centralita politica che quella economica nello scenario geopolitico globale che si andava delineando.

A livello geografico, i confini di molti dei suoi Stati venivano completamente ridisegnati da nuovi attori politici che poco o niente avevano a che fare con il continente europeo.

Lo spostamento ad Occidente della Polonia e la divisione della Germania in quattro zone distinte (successivamente ridotte a due) furono solo gli effetti piu eclatanti del nuovo ordine europeo dettato dalle due superpotenze. La massiccia presenza militare sovietica su tutto il territorio dell'Europa orientale condizionava pesantemente la vita di interi Paesi e di intere popolazioni, favorendo la piu o meno graduale imposizione di governi e regimi apparentemente autonomi ma, in realta, nominati e gestiti direttamente da Mosca.

L'espansione senza precedenti della presenza militare stanziale dell'Unione Sovietica sui territori di altri Stati europei era stata largamente prevista dalle cancellerie occidentali gia verso la seconda meta del conflitto. Quello che non poteva essere calcolato con precisione era l'entita di tale presenza militare e, soprattutto, la sua durata temporale. Conoscendo i disegni di Stalin, per le cancellerie occidentali non fu difficile rassegnarsi alla perdita di buona parte dell'Europa centro-orientale nell'ottica della sconfitta immediata di Hitler e del nazifascismo europeo, impossibile senza l'intervento delle truppe sovietiche.



La decisione di non ritirare dai territori europei le truppe dell'Armata Rossa alla fine della guerra rispondeva ad un disegno preciso di Stalin che puntava apertamente ad estendere il "modello sovietico" sui governi postbellici d'Europa. Il modo in cui tale influenza fu perseguita non lascia alcun dubbio sulla volonta di richiedere un "bottino di guerra" agli Stati liberati dai nazisti. Il risultato di quella strategia politica sovietica fu l'imposizione di governi nazionali vicini a Mosca.

L'Occidente non tardo a rispondere con una nuova strategia che, con la creazione dell'Alleanza Atlantica (NATO), arginava il pericolo di un'invasione sovietica nel cuore dell'Europa. Con la creazione della Nato calava definitivamente fra le due Europe un'impenetrabile «cortina di ferro» di cui nessuno avrebbe potuto prevedere la fine.

Dopo la morte di Stalin, in una prospettiva di reazione alla NATO, i sovietici avevano iniziato a proporre a Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia (i tre Grandi occidentali) un «reciproco accordo» tra tutti i Paesi europei per garantire la sicurezza dell'Europa e della sua popolazione. Quella proposta venne ripetuta e modulata in ogni tono, sempre incontrando il rifiuto degli occidentali, ai quali l'esperienza aveva insegnato che i regimi sovietici cercavano la sicurezza solo nella lotta per la distruzione del potere rivale, considerando il compromesso politico come una tappa necessaria, ma, comunque, sempre provvisoria.


132 pages

Medios de comunicación Libros     Paperback Book   (Libro con tapa blanda y lomo encolado)
Publicado 24 de febrero de 2022
ISBN13 9798423007324
Páginas 132
Dimensiones 152 × 229 × 7 mm   ·   185 g
Lengua Italian