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IL MIO AMICO VINCENT - Dichiarazione postuma di amicizia a Vincent Van Gogh Mario Iraci
IL MIO AMICO VINCENT - Dichiarazione postuma di amicizia a Vincent Van Gogh
Mario Iraci
Sulla vita e l'opera di Vincent Van Gogh è stato colpevolmente costruito un falso mito che ha finito per offuscare i tratti più essenziali della sua esistenza ovvero la passione che ebbero i suoi slanci affettivi, la lucidità delle sue riflessioni intellettive, la delicatezza della sua sensibilità e la profondità della sua intuizione. Avvoltoi falsamente affezionati, storici d'arte anaffettivi, editori reo-confessi, speculatori finanziari mascherati da critici d'arte, psicanalisti ossessivo-compulsivi, hanno elevato i loro musei degli orrori attorno al corpo inerme di Vincent; con un inganno ben architettato hanno dato in pasto un vero artista ai collezionisti ebeti di opere d'arte, ai direttori dei musei, agli organizzatori di tours turistici, agli usurai del tempo libero, ai patrocinatori di buone azioni. Su Van Gogh è stato scritto troppo, a volte per sincero interesse culturale, a volte per presunzione letteraria, quasi sempre sulla spinta dell'incantamento magnetico esercitato dalle sue opere pittoriche e dalle sue lettere. Tranne Artaud che col suo "Van Gogh il suicidato della società" ha voluto esprimere una difesa solidaristica, un riconoscimento artistico postumo, un omaggio alla genialità e alla libera umanità di Vincent, numerosi biografi del pittore si sono comportati da sanguisuga e hanno tentato di racchiudere una vita densa e complessa, come la vita di ognuno, dentro un racconto di comodo che va dalla nascita alla morte rendendo entrambe equivoche, togliendo loro la sostanza densa e originale dell'individualità che, invece, resta sempre unica ed irripetibile, facendone un precotto di luoghi comuni in modo da evitare il più possibile il confronto con un'opera che è l'espressione definitiva di una vita troppo reale ed inequivocabile. Non intendo aggiungere una riga a codesta logica deprimente, poiché non intendo parlare del pittore Van Gogh, nè del ruolo che egli ha avuto nella storia dell'arte. Quello che tenterò di fare sarà semplicemente esprimere le cose che mi sono state suscitate dal sentimento di amicizia che mi lega a Vincent 129 anni dopo la sua morte. Un filo comunicativo, un'energia mentale e affettiva ha stabilito fra noi due un legame inscindibile, una tensione insopprimibile, una medesima aspirazione d'intenti divenuta col tempo necessaria ed incredibile. E' morto suicida Vincent Van Gogh? Certamente no! Semplicemente, perché in quei giorni egli non ha avuto nessun pensiero, nessuna volontà di suicidarsi. Ogni mattina quando lasciava la locanda dei Ravoux, per immergersi nella natura estesa e luminosa che circondava il piccolo paesino di Auvers sur Oise, egli desiderava appassionatamente immergersi tra i colori e i profumi che gli offrivano la terra, il cielo e l'aria; si liberava di ogni pensiero superfluo, di quel di più del quale egli non ha avuto mai bisogno. Vincent ascoltò la musica della natura e ne colorò per noi, le note cangianti, irripetibili, irraggiungibili. A quella natura non avrebbe mai potuto rinunciare Vincent; come non avrebbe potuto rinunciare a Theo, a Jo, al nipotino Vincent, a se stesso. E' ancora da chiarire la dinamica della sua morte. Ma, a me, in questo testo, interessa solamente ricordare quanto fu immensa la sua voglia di vita.
| Medios de comunicación | Libros Paperback Book (Libro con tapa blanda y lomo encolado) |
| Publicado | 20 de octubre de 2019 |
| ISBN13 | 9781701100664 |
| Páginas | 190 |
| Dimensiones | 140 × 216 × 10 mm · 226 g |
| Lengua | Italian |
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